sabato 5 Aprile 2025

C'è una crepa in ogni cosa. E' da li' che entra la luce (Leonard Cohen)

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Solo contro tutti, Donald Trump non ha ripensamenti anche se Wall Street è in picchiata, come le Borse asiatiche ed europee. Milano a mezzogiorno ha toccato il -7%. Il Dow Jones ha perso quasi 1.700 punti, pari al 4%, l’S&P quasi il 5%, il NASDAQ quasi il 6%, mandando in fumo oltre 2.000 miliardi di dollari e trascinando le borse mondiali in pesanti perdite.

In Italia, dopo un’apertura negativa, le perdite sono aumentate, con i timori di una recessione globale sulla scia dell’annuncio sui dazi. Piazza Affari in picchiata: a metà seduta il Ftse Mib ha registrato il -7,1%. Sprofondano le banche e le assicurazioni. Nel Vecchio continente nessuno fa peggio di Milano, ma sono comunque ampiamente in negativo anche Madrid, Francoforte, Parigi e Londra.

A Piazza Affari, con l’indice FtseMib che in giornata ha toccato una flessione di oltre il 7,5%, si è registrato un calo come nel giorno dell’attacco alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001.   L’indice ha registrato negli anni le dieci sedute peggiori: il 24 giugno del 2016, in occasione del post referendum della Brexit, il listino ha registrato un calo del 12,48%. Il 6ottobre 2008, con il fallimento Lehman Brothers, la flessione è stata dell’8,24%. In occasione dell’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono, il calo fu del 7,57%.

Ma si prospettano altre giornate di sofferenza sui mercati, dopo che la Cina ha annunciato che imporrà dazi del 34% – un’aliquota pari a quella imposta alla Cina dagli Stati Uniti, che si aggiunge al 20% già imposto da Trump per la questione fentanyl – su tutti i prodotti importati dagli Stati Uniti.

In netto calo il petrolio. Il Wti cede il 6,7% a 62,53 dollari al barile. Il Brent lascia sul terreno il 6,2% a 65,81 dollari. Il prezzo del gas è in flessione del 7,4% a 36,30 euro al megawattora. Sul fronte dei titoli di Stato lo spread tra Btp e Bund si attesta a 121 punti, con il rendimento del decennale italiano al 3,72%. L’euro è poco mosso a 1,1046 sul dollaro.

DONALD TRUMP impone i dazi anche ai pinguini dell’Antartide

Marco Giustiniani (The Voice of New York) ci informa che alla Casa Bianca poco importa che i leader mondiali vedano il presidente americano come un mitomane narcisista, incapace di comprendere le conseguenze globali delle sue decisioni, mentre si aliena alleanze decennali e ignora persino gli accordi commerciali che lui stesso aveva negoziato, come l’USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement).

Apple e Nike sono tra le aziende più colpite dall’ondata di vendite. Apple ha perso fino al 9%, Nike il 13%, complice la previsione di un aumento significativo dei prezzi a causa della dipendenza da catene di approvvigionamento basate in Vietnam, Cina e India, colpite dai nuovi dazi.

“Non scommettete contro il presidente Trump” ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, prevedendo un “boom economico” grazie ai tagli fiscali, alla deregolamentazione e alla spinta sull’industria energetica. Il Tesoro e il Commercio minacciano ritorsioni contro i Paesi colpiti dai dazi, ma secondo Fitch Ratings la politica tariffaria di Trump aumenta il rischio di recessione negli Stati Uniti.

Anche i repubblicani cominciano a mostrare segni di insofferenza. Il senatore Chuck Grassley, storico alleato di Trump, ha presentato con la democratica Maria Cantwell un disegno di legge per limitare l’autorità presidenziale sui dazi e dare più potere al Congresso. Altri repubblicani, come Rand Paul e Mitch McConnell, criticano apertamente la strategia di Trump, temendo un aumento dei prezzi per i consumatori americani in vista delle elezioni di midterm.

Trump, però, non arretra. “L’intervento è finito! Il paziente è sopravvissuto e sta guarendo. Rendiamo l’America di nuovo grande!”, ha scritto su Truth Social. Il Canada ha già annunciato dazi del 25% sulle auto americane escluse dall’USMCA. Il premier Mark Carney ha definito la risposta “calibrata”, senza fornire dettagli sui volumi di veicoli interessati.

L’economista Paul Krugman ha definito la decisione di Trump “completamente folle”, accusandolo di giustificare i dazi con numeri falsi. “La Ue applica tariffe medie del 3% sui prodotti Usa, da dove esce questo 39%?”, ha detto a MSNBC. Secondo il ministero del Commercio Usa, la formula per calcolare i nuovi dazi si basa sul deficit commerciale bilaterale, con risultati che portano a tariffe punitive del 46% per il Vietnam e del 49% per la Cambogia.

Le misure hanno prodotto anche effetti surreali. La CNN e il Guardian segnalano che sono stati colpiti dazi del 10% anche sulle isole Heard e McDonald, nel sud dell’Oceano Indiano, dove vivono solo foche e pinguini. Stessa sorte per Jan Mayen, territorio norvegese senza residenti permanenti, e per Diego Garcia, che ospita basi militari americane e britanniche.

Nella lista nera di Trump mancano però Russia, Corea del Nord e Cuba, che non subiranno le nuove tariffe. Sorprende anche il trattamento riservato a Iran e Israele: i prodotti iraniani saranno tassati al 10%, mentre quelli israeliani al 17%, una scelta che contrasta con la tradizionale politica americana di sostegno a Israele.

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