venerdì 28 Marzo 2025

C'è una crepa in ogni cosa. E' da li' che entra la luce (Leonard Cohen)

CRAC BANCHE VENETE / 41mila risparmiatori non rivedranno un euro

A otto anni di distanza si è concluso il lavoro dei commissari liquidatori del fallimento delle banche popolari venete con un’amara sorpresa per i correntisti, azionisti e titolari di obbligazioni: non rivedranno un euro di risarcimento.

Sono state più di 41mila le richieste d’insinuazione al passivo fallimentare, ossia atti con cui il creditore del fallito fa valere la propria pretesa, per 5,6 miliardi di euro. SOno stati ammessi nel passivo 2,4 miliardi di euro, meno della metà. Ma nessuno riceverà un soldo. A quasi otto anni dalle liquidazioni di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, il 25 giugno 2017, ha contorni paradossali l’esito del mastodontico lavoro compiuto dai commissari liquidatori, partito il 22 febbraio 2018 e andato avanti per oltre sette anni, della redazione dello stato passivo.

I commissari liquidatori hanno comunicato la chiusura del lavoro con relazioni parallele datate 20 marzo, giorno in cui gli stati passivi sono stati depositati ai tribunali di Vicenza e Treviso e in Banca d’Italia. Sono state escluse le richieste dei soci che avevano firmato la transazione tombale con le banche del 2017. Gli esclusi hanno ora 15 giorni dal ricevimento della comunicazione per opporsi. I commissari hanno già scritto più volte, però, nelle relazioni annuali che “non sono ravvisabili concrete prospettive di soddisfacimento dei creditori” diversi da Intesa e dallo Stato. Questo, in particolare, per le cifre che le liquidazioni dovranno ripagare, con il recupero dei crediti deteriorati, a Intesa e allo Stato prima dei crediti chirografi, secondo quanto stabilito dalla legge di liquidazione.

Succede per i prestiti, garantiti dallo Stato, concessi da Intesa alle liquidazioni subito dopo la partenza delle gestioni, 3,2 miliardi nel caso di Vicenza e 3,1 in quello di Montebelluna. Vi si aggiungono 2,4 e 2,3 miliardi di oneri di ristrutturazione e di contributi sul capitale al momento della liquidazione dati a Intesa (che si era presa le due banche) dallo Stato, e che li aveva dati da recuperare ai liquidatori.

Per Banca Popolare di Vicenza sono 28 mila le richieste d’insinuazione al passivo, per 3 miliardi di euro, per poco più della metà – 15mila richieste per 2 miliardi, il 70% del totale – su pretese degli azionisti legate a violazioni sulla compravendita delle azioni. Ma a Vicenza ci sono anche molterichieste di obbligazionisti subordinati, oltre 12 mila per 587 milioni; 845 le istanze di altri creditori, per 370 milioni, il 12% del totale.

In Veneto Banca, le richieste d’insinuazione sono meno della metà rispetto a Vicenza, 12.527 per 2,6 miliardi. Le pratiche degli azionisti, 11 mila, nel caso di Montebelluna sono l’88% del totale, ma solo il 59% dell’importo, 1,5 miliardi. Opposto, rispetto a Vicenza, il quadro sulle obbligazioni: solo 451 domande, ma con un importo superiore a Vicenza, 635 milioni; 436 i milioni chiesti dagli altri creditori, con quasi mille domande.

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

CATEGORIE ARTICOLI

Articoli recenti