Anna Ferraresi, ex consigliera comunale di Ferrara, è stata al centro di una vicenda che non pochi dubbi ha insinuato nell’opinione pubblica. L’ex vice sindaco leghista Nicola Lodi, oggi assessore, divulgò, per screditarla, al datore di lavoro della donna e al consiglio comunale dell’epoca dati sensibili riguardanti la consigliera, che nel frattempo aveva lasciato il gruppo del Carroccio.
Ciò, secondo la denuncia fatta alla magistratura dalla Ferraresi, sarebbe stato frutto di complicità o accessi illegali a banche dati da parte di personaggi che avrebbero procurato i fascicoli personali a Naomo.
Il pm Savino, al termine dell’indagine, aveva chiesto l’archiviazione del caso, quindi niente processo nei confronti del vicesindaco, ma il gup ha deciso che la vicenda merita un approfondimento, ordinando l’imputazione coatta per Nicola “Naomo” Lodi. In pratica, il processo andrà avanti con tutto il suo carico di dubbi e perplessità sul comportamento di un rappresentante delle istituzioni come l’allora vicesindaco Lodi. Oggi la Ferraresi potrebbe dire che c’è un giudice a Ferrara.
Anna Ferraresi ha così commentato lo sviluppo dell’inchiesta: “Oggi emerge una verità che tocca il cuore, una verità dolorosa ma anche liberatoria: chi ha scelto di farmi del male deliberatamente, sfruttando il proprio potere e circondandosi di complicità silenziose, dovrà finalmente rispondere delle sue azioni. Non si tratta solo di violare la legge. Si tratta di ferire profondamente la dignità e di colpire chi, come me, ha cercato di vivere e lavorare con integrità, senza mai abbassare la testa.
In quel maggio del 2020, quando arrivarono nelle mani di tutti i gruppi consiliari e del mio datore di lavoro, documenti riservati sulla mia vita privata, ho realizzato fino a che punto si potesse arrivare pur di eliminare un “ostacolo”. Parole velenose, minacce velate, plichi anonimi contenenti verbali e cartelle cliniche… tutto faceva parte di un piano costruito per annientarmi.
Eppure oggi, grazie alla tenacia dello studio legale di Fabio Anselmo, finalmente un giudice ha scelto di vedere ciò che ho vissuto sulla mia pelle. Ha ordinato l’imputazione di chi, forte del proprio ruolo, si vantava di conoscere i miei “scheletri” come fossero trofei. Chi si è mosso nell’ombra, convinto di poterla fare franca, ha commesso un grave errore. La verità ha trovato la sua strada, e con essa cresce anche la mia fiducia nella giustizia. Questa non è solo la mia storia. È la storia di chiunque abbia mai subito un abuso di potere. A chiunque abbia trovato il coraggio di credere nella giustizia, nonostante le ferite”.