giovedì 3 Aprile 2025

C'è una crepa in ogni cosa. E' da li' che entra la luce (Leonard Cohen)

FRANCIA / Rottura a sinistra? Socialisti pronti ad appoggiare Macron e la Destra

I socialisti francesi pronti a correre in soccorso di Macron. Un colpo a sorpresa per il Nuovo Fronte Popolare e per la sinistra. Il segretario del Parti socialiste (Ps) di Francia, Olivier Faure, si è detto disposto a discutere con i “macronisti” e con esponenti della destra sulla base di “concessioni reciproche” per la formazione di un nuovo governo con “un contratto a tempo determinato”.

Una fase comunque ancora di studio, tra il Partito socialista – che oggi ha aperto ai negoziati con Macron sul futuro governo – e il presidente francese. Nell’incontro di mezzogiorno all’Eliseo, il segretario Olivier Faure si è mostrato aperto verso un “congelamento” della riforma delle pensioni e non più un’abrogazione. Disponibilità alla discussione anche su altri punti, ma c’è una richiesta ferma: un primo ministro che venga dalla gauche, un socialista. La risposta dell’Eliseo, secondo fonti di stampa francesi: “Niente premier fin quando i socialisti non romperanno con il Nuovo Fronte Popolare”

Le dichiarazioni sono state rese prima di un incontro con il capo dello Stato,l Macron, in programma all’Eliseo oggi. In un’intervista con l’emittente “all news” France Info, Fauré si è detto pronto a fare “compromessi su tutti i temi”, comprese le pensioni.

Il segretario ha aggiunto di auspicare che Macron designi “un coordinatore” che organizzi i negoziati tra le forze politiche prima di designare un primo ministro al posto di Michel Barnier, sfiduciato dal parlamento mercoledì.L’apertura alla destra del Parti socialiste riguarderebbe anzitutto Les Républicains (Lr), formazione fondata nel 2015 da Nicolas Sarkozy.

LA CRONACA DELLA CRISI FRANCESE
La Francia è di nuovo senza un governo e ora si teme per la sua stabilità, non soltanto politica. I deputati di estrema destra e del Nuovo Fronte Popolare hanno votato la sfiducia nei confronti di Michel Barnier, diventato così il primo ministro con la carriera più breve della Quinta Repubblica. L’ex negoziatore Ue per la Brexit è caduto sulla proposta di bilancio. Mélenchon e Le Pen chiedono la testa di Macron, che vuole nominare invece un nuovo primo ministro.

PARIGI – Nuovo terremoto politico in Francia. Dopo appena tre mesi, il fragilissimo governo di Michel Barnier si è dissolto con il voto di sfiducia dell’Assemblea Nazionale sulla mozione presentata dalla sinistra, la France Insoumise di Melenchon,  votata anche dall’estrema destra di Marine Le Pen. E’ la seconda volta nella storia della Repubblica francese che un governo viene rovesciato con ilk voto in aula: il precedente è datato 1962, presidente De Gaulle e primo ministro Georges Pompidou.

Per il presidente Emmanuel Macron, appena rientrato dall’Arabia Saudita dove si trovava in visita di Stato, è una debacle. Macron però non demorde e rende noto che  intende nominare un successore entro poche ore. In mattinata è previsto un  suo discorso alla nazione.

La mozione è passata con 331 voti a favore, la maggioranza era di 289. L’annuncio è stato dato in Assemblée Nationale dalla presidente dei deputati, Yael Braun-Pivet. Mathilde Panot, capogruppo de La France Insoumise, ha preso la parola davanti alle telecamere, affermando che “Macron se ne deve andare” e che il partito di Jean-Luc Mélenchon è pronto ad “andare al potere con un programma di rottura” con il passato.

Il dibattito all’Assemblea Nazionale, la camera bassa del Parlamento francese, era iniziato alle 16:30. “Siamo al momento della verità” e della “responsabilità” aveva affermato il primo ministro Baenier nel discorso prima del voto. “Due giorni fa ho ritenuto responsabile il mio governo. Ho preso questa decisione dopo aver dimostrato ascolto, rispetto e dialogo, che hanno portato il governo a migliorare ogni giorno il suo testo su diversi punti importanti” aveva aggiunto. Si è poi venuto a sapere che è stata annullata la visita in Italia dello stesso Barnier, programmata per oggi. L’ormai ex premier francese avrebbe dovuto incontrare la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e venerdì 6 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Invece, stamani alle 10 Michel Barnier è atteso all’Eliseo per presentare le dimissioni del suo governo a Macron. Lo ha fatto sapere la Presidenza francese. Dopo l’adozione di una mozione di censura da parte dei deputati, “il primo ministro deve presentare al presidente della Repubblica le dimissioni del governo” prevede la Costituzione.

Marine Le Pen ha detto che “lascerà lavorare” il prossimo premier a una manovra finanziaria “accettabile per tutti”. ha spiegato che la caduta di Barnier “non è una vittoria”, ma di aver “fatto la scelta di proteggere i francesi”. “Non c’era altra soluzione”, ha detto Le Pen, aggiungendo di “non averla presa a cuor leggero”. Secondo lei, “Michel Barnier non ha ascoltato le opposizioni quando metteva a punto la sua manovra”. “L’immenso amore che ho per la Francia mi ha sempre reso tutto facile, anche se costretta a unire i miei voti con quelli de La France Insoumise”.

Jean-Luc Melenchon ha avvertito che “anche con un Barnier ogni 3 mesi, Macron non durerà 3 anni”. Commentando la storica caduta del governo, durato solo tre mesi, Melenchon su X ha bollato come “inevitabile” il risultato del voto di oggi in Parlamento.

Di ritorno questa sera dalla visita di tre giorni in Arabia Saudita, il presidente Macron intende nominare il successore di Michel Barnier nelle prossime ore. Secondo BFM TV, il presidente ha cominciato le consultazioni da Ryad con i suoi fedelissimi e le ha proseguite dall’aereo presidenziale. La sua priorità, dicono stretti collaboratori citati da BFM, è “non apparire senza un governo davanti a Trump, che sarà a Parigi nel weekend per la riapertura di Notre-Dame”. “È una questione di credibilità per la Francia”, aggiunge la fonte. Successivamente, è stata diramata una nota dall’Eliseo per dire che il presidente “parlerà ai francesi” domani sera, alle 20, in un discorso alla nazione. Il capo dello Stato ha anche chiarito che non intende dimettersi.

In caso di censura, spetta al capo dello Stato nominare un nuovo primo ministro. Le elezioni anticipate dello scorso luglio hanno prodotto un Parlamento diviso in tre blocchi contrapposti (sinistre, centristi, destre radicali), ci vollero quasi 50 giorni per nominare Barnier (il 5 settembre) e stavolta potrebbe essere ancora più difficile varare un altro gabinetto. La Costituzione francese impone che l’Assemblea possa essere sciolta non prima di 12 mesi dallo scioglimento precedente, quindi il rischio è che Parigi resti fino all’estate in una lunga instabilità politica, in un momento in cui anche la Germania è indebolita e vicina a elezioni anticipate e poche settimane prima che il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump rientri alla Casa Bianca.

Ieri sera, in un’intervista televisiva seguita da oltre dieci milioni di francesi, Barnier  aveva affermato di credere ancora che il suo governo potesse sopravvivere al voto: ma le due mozioni di censura presentate sia dalla coalizione di sinistra del Nouveau Front populaire, sia dalla destra radicale di Rassemblement national (Rn) potevano contare sul sostegno di 325 deputati, un numero di gran lunga superiore ai 288 necessari per far cadere l’esecutivo.Il voto dell’assemblea ha dato un numero maggiore. Nessuna sorpresa: sono stati 331 i voti favorevoli alla sfiducia.

Secondo il leader di Rn, Jordan Bardella, l’ottimismo di Barnier ha dimostrato che il governo è “completamente fuori dalla realtà del Paese”. E la fondatrice del Rassemblement, Marine Le Pen, nel corso del dibattito in aula che ha assunto toni molto accesi e urlati, ha rincarato: “Eccoci al momento della verità, che mette fine ad un governo effimero”. Prima di lei, aveva preso la parola, proveniente dall’estremità opposta dell’emiciclo, il deputato de La France Insoumise, Eric Coquerel, che aveva concluso il suo intervento con le parole: “Michel Barnier cadrà nel disonore”.

Le mozioni di sfiducia sono scaturite dalla forte opposizione al bilancio 2025 proposto da Barnier. Il primo ministro ha messo in guardia da “una grande tempesta e da turbolenze molto gravi sui mercati finanziari” se il suo progetto di bilancio dovesse essere respinto dal Parlamento. La Francia è sotto pressione da parte dell’Unione Europea perché riduca il suo enorme debito pubblico. Si stima che il deficit del Paese raggiungerà il 6% del prodotto interno lordo quest’anno e, secondo gli analisti, potrebbe salire al 7% l’anno prossimo senza drastici aggiustamenti. L’instabilità politica potrebbe far salire i tassi d’interesse francesi, facendo lievitare ulteriormente l’indebitamento.

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