venerdì 4 Aprile 2025

C'è una crepa in ogni cosa. E' da li' che entra la luce (Leonard Cohen)

I SOPRAVVISSUTI di PdA

di Piero Di Antonio

— La speranza nel giorno della Pasqua era la resurrezione del giornalismo, mai come ora al centro di un  processo di logoramento e di incapacità gestionali. I dati ufficiali delle vendite ogni mese sono impietosi: c’è un calo costante e generalizzato che molti amministratori di testate tentano di arginare ricorrendo a una parola magica: “web”. (Domanda: come mai in altri Paesi di grande tradizione molte testate riescono a resistere o, addirittura, a incrementare i lettori?).

Non si accorgono, i nuovi dilettanti dell’informazione – specialisti nel marchettificio – che sul web si sono affermati siti d’informazione che stanno conquistando quote sempre crescenti del mercato editoriale e che tra non molto rappresenteranno il vero ostacolo da superare per i gruppi editoriali che, non senza presunzione, non hanno voluto o saputo affrontare i primi venti della crisi. Il vento della novità e del nuovo giornalismo, comunque, li spazzerà via.

L’editoria della carta stampata soffre a tal punto che molti colleghi rimasti nelle redazioni a vivacchiare o a essere sfruttati da sedicenti nuovi editori, che a malapena sanno che cos’è un giornale, si autodefiniscono “sopravvissuti”. Una parola che evoca naufragi, fallimenti, disgrazie, disastri, terremoti, guerre. Che tristezza…

Giovani brillanti, laureati  che sono riusciti bene o male a mettere piede in una redazione (del praticantato però neanche a parlarne) vengono ogni giorno immolati sull’altare dell’improvvisazione e del dilettantismo. Una sofferenza, un’ingiustizia, a tutto vantaggio dei “mandarini” che impazzano su per li rami delle redazioni.

Quando è cominciata la crisi? Semplice: quando nei giornali hanno fatto irruzione novelli editori attratti dalla carta stampata e che a un certo punto si sono illusi di poterla equiparare alla produzione di bulloni o alla gestione di una clinica privata. E quando al posto delle notizie, delle inchieste, di una rappresentazione della vera Italia si sono preferiti i commenti, i virgolettati senza notizia utili a oscurare le notizie stesse.

Se i lettori hanno abbandonato i giornali è perché non riconoscevano nelle loro pagine la loro città, il quartiere, il Paese, le buone pratiche della convivenza e, soprattutto, l’esigenza di essere informati, non di essere travolti da slogan e parole d’ordine di un’imminente battaglia. Delusi, quando al posto del coraggio della denuncia dei mali e del malcostume  gli stessi volenterosi lettori si sono ritrovati tra le mani fogli di carta di pura propaganda. A Roma si dice “fuffa”.

Riflettiamo: nelle rassegne stampa che ogni notte ci vengono propinate dal giornalismo lottizzato della Rai o da quello militante della Destra legato a Mediaset si scorgono giornali quasi del tutto  inesistenti nelle poche edicole rimaste, che sopravvivono grazie ai fondi pubblici governativi o della politica. Nei collegamenti con i cosiddetti esperti di tutto compaiono veri carneadi che non sanno di cosa parlare ma che si azzardano a farlo lo stesso, con prosopopea e supponenza. Una sopravvalutazione che sa tanto di lottizzazione, il manifesto di un vivere alla giornata nella speranza che ha da passà la nuttata.

I nuovi arrivati non sanno far altro, vista l’inesistenza di strategie e di organizzazione, che tagliare e poi tagliare, licenziare o prepensionare, o vendere lo spazio a disposizione per veicolare messaggi commerciali di puro e fatuo intrattenimento o marketing. Vietato usare la parola investimenti. Non è raro scoprire che dietro articoli o inchieste vi siano lauti pagamenti, questo in ossequio al verbo che anima l’imprenditore o l’affarista di mezza tacca: tu scrivi ciò che mi serve e io ti pago. Se poi un giornale con la schiena dritta rifiuta il marchettificio, scatta il ricatto del negare le inserzioni pubblicitarie.

Resta da esaminare, a conferma di quanto scritto, il fenomeno Gedi, ovvero un grande gruppo – emanazione di quella che fu la torinese Fiat, ora in mani francesi – entrato di prepotenza nell’editoria italiana per poi uscirne a pezzettini, vendendo un giornale qua e un giornale là. L’editoria, così, diventa del tutto simile a uno spezzatino.

***

La domanda centrale, che si pone oggi il sito professionereporter.eu e il mondo di quel che resta dela giornalismo, è questa: “Qual è il senso imprenditoriale dell’acquisto di Gedi, gruppo editoriale che ha avuto un ruolo nella storia di questo Paese, smantellato senza alcuna strategia, con testate con anche oltre 100 anni di storia rimpiazzate da siti centrati sul marketing e sulla vendita di prodotti?”.

Il “Coordinamento superstite” dei Comitati di redazione del Gruppo Gedi di John Elkann ha costruito una cronistoria di quanto accaduto dall’inizio di dicembre 2019 al marzo 2024: “Spettacolo deprimente”. Cronaca di uno smantellamento in quattro anni e tre mesi, pezzo per pezzo. E non è finita. Una vicenda significativa, una storia italiana che descrive come si fa a smantellare un grande gruppo editoriale tra l’indifferenza quasi generale, esclusi i sofferenti diretti interessati.

Ripercorrere questa vicenda – scrivono i cdrv – “è utile per spiegare come mai le rappresentanze sindacali delle giornaliste e dei giornaliste delle testate rimaste non ripongono più alcuna fiducia nelle parole dell’attuale management. In passato abbiamo posto la domanda, in maniera diretta, all’amministratore delegato Maurizio Scanavino (“perché comprare Gedi per poi smantellarla?”), senza ricevere una risposta”.

Scrive il Coordinamento che questa è una storia triste per il valore che ha, in una democrazia, il giornalismo. Locale e nazionale. E poi: “Quel che resta del gruppo Gedi non ha però più tempo da perdere. Ogni giorno che passa, con la certificazione sotto ai nostri occhi dell’assenza di strategia e di interesse dell’editore, se non quello di tagliare i costi dove ormai non c’è più nulla da tagliare, è un’occasione persa per rilanciare le professionalità dei corpi redazionali, dando loro fiducia nel futuro. L’editoria è un settore in crisi, in Italia e nel mondo, ma una tenuta e un rilancio passano attraverso la passione di chi possiede e amministra le testate giornalistiche, avendone a cuore identità e indipendenza. Qualità che, in questi anni di cronistoria, non abbiamo visto. Per questo non chiediamo neanche più rassicurazioni, a cui non crederemmo. Lo stillicidio di voci di vendita, smentite di maniera e poi ‘improvvise’ vendite è stato uno spettacolo deprimente. Ci auguriamo solo che tutto questo finisca presto, nel migliore dei modi per tutte e tutti”. Ecco i passaggi chiave della cronistoria.

2 dicembre 2019. DA DE BENEDETTI A EXOR

Gedi in quel momento è il primo editore di quotidiani in Italia, con La Repubblica, La Stampa e 13 testate locali, edita periodici tra cui il settimanale L’Espresso, è leader per audience nell’informazione digitale ed è uno dei principali gruppi nel settore radiofonico, con 3 emittenti nazionali, tra cui Radio Deejay. John Elkann: “Con questa operazione ci impegniamo in un progetto imprenditoriale rigoroso, per accompagnare Gedi ad affrontare le sfide del futuro. Oltre a portare l’esperienza maturata nel settore, anche a livello internazionale, Exor assicurerà la stabilità necessaria per accelerare le trasformazioni sul piano tecnologico e organizzativo. Siamo convinti che il giornalismo di qualità ha un grande futuro, se saprà coniugare autorevolezza, professionalità e indipendenza con le esigenze dei lettori, di oggi e di domani”.

23 aprile 2020, LICENZIATO VERDELLI. Appena formalizzato il cambio di proprietà, viene licenziato il direttore di Repubblica, Carlo Verdelli, proprio quel giorno oggetto di minacce da parte di neofascisti. Da ricordare anche il licenziamento, dalla sera al mattino, del direttore della Gazzetta di Mantova, Paolo Boldrini, con una procedura che molti colleghi definirono opera di autentici parvenu dell’editoria moderna.

9 ottobre 2020, PRIME 4 CESSIONI. Gedi comunica che è stato raggiunto un accordo per la cessione del ramo d’azienda delle testate il Tirreno, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio, la Nuova Ferrara al Gruppo Sae di Alberto Leonardis.

13 dicembre 2020, MICROMEGA ADDIO. Interrotte le pubblicazioni di Micromega, rivista culturale della sinistra illuminista diretta da Paolo Flores d’Arcais, nata nel 1986.

5 febbraio 2021, ALFEMMINILE. Gedi acquisisce l’80 per cento di “alfemminile”.

11 giugno 2021, AUTOXY. Gedi acquisce il 78 per cento di AutoXY. Scanavino: “Un efficace strumento di comunicazione digitale a performance per i clienti pubblicitari del settore automotive”. La parola “giornalismo” non viene citata.

23 novembre 2021, ONE PODCAST. Gedi sigla un accordo con iHeartMedia e nasce l’app One Podcast. Scanavino: “Stiamo realizzando una vera e propria podcast factory, che sarà in grado anche di supportare la comunicazione dei principali brand attraverso la creazione di branded podcast personalizzati”. Che significa, nessuno l’ha compreso.

25 novembre 2021, NUOVA CESSIONE. Sottoscritto l’accordo per la cessione de La Nuova Sardegna al Gruppo Sae.

7 marzo 2022, ESPRESSO IN USCITA. Annunciati accordi preliminari per la cessione dell’Espresso. Un mese prima il Cdr dell’Espresso si era sentito rassicurare: i conti, per quanto in perdita, erano in miglioramento e le ricorrenti voci di una possibile cessione della testata erano “totalmente infondate”. Il 9 marzo, parlando con il Cdr della Stampa, Scanavino affermava che l’Espresso “ha in qualche modo fatto il suo tempo”. In quella occasione l’ad smentisce la cessione dei due quotidiani friulani (Messaggero e Piccolo) e del Secolo XIX: “Abbiamo un presidio importante nel Nord Italia, dove Gedi controlla testate leader in territori che danno ottime risposte”.

6 luglio 2022, STARDUST. Gedi acquisisce il 30% di Stardust, “la prima azienda italiana nata con l’idea di evolvere l’influencer marketing”. Scanavino: “Unendo le consolidate capacità editoriali e creative di Gedi al presidio nativo che Stardust assicura sulle nuove piattaforme digitali potremo ora realizzare prodotti innovativi e moltiplicare l’efficacia del portafoglio esistente”. Giornalismo?

18 ottobre 2022, DRIVEK. Gedi firma un accordo per unire AutoXY e DriveK, dando vita ad un’unica società specializzata nella generazione di offerte commerciali per case automobilistiche e dealer. Scanavino: “In una prospettiva di mercato in cui il digitale ed in particolare l’e-commerce assumeranno progressivamente importanza crescente anche nel settore automotive, questa nuova realtà si pone come interlocutore privilegiato per le case costruttrici e i concessionari”.

28 novembre 2022, ANCHE JUVE. Doppio ruolo per Scanavino: direttore generale e poi ad della Juventus calcio. Il doppio ruolo doveva essere a tempo, secondo le rassicurazioni date ai Cdr, preoccupati per potenziali conflitti interessi. Il ruolo di Scanavino nella Juventus viene confermato.

20 dicembre 2022, RAMI D’AZIENDA. Gedi cede ad Accenture due rami d’azienda di Gedi Digital. Daniele Bianchi, ad di Gedi Digital: “Ora avremo accesso a strumenti e a best practices internazionali sempre all’avanguardia, grazie alla forza e alle competenze di un player come Accenture”. La cessione complica e rende più che mai difficile lo sviluppo giornalistico multimediale per le testate del gruppo.

25 gennaio 2023, FORMULA PASSION. Gedi acquisisce FormulaPassion.it. Daniele Bianchi: “Gedi assume sempre di più il profilo di una media company innovativa e moderna, partner di elezione per realtà digitali emergenti”.

16 febbraio 2023, SCIOPERO GENERALE. Tutte le testate del gruppo Gedi scioperano. Scrive il Coordinamento dei Cdr: “Siamo tutti in vendita. Ieri, a distanza di soli due mesi da quando l’amministratore delegato del Gruppo Gedi Maurizio Scanavino aveva sottolineato come l’assetto dei giornali del gruppo, dai locali ai nazionali, rappresentasse il ‘perimetro di riferimento dell’azienda’, è stato comunicato che si valutano proposte di vendita di singole testate o gruppi di esse. Il Coordinamento aveva chiesto un incontro dopo le notizie, non smentite, di trattative con gruppi interessati all’acquisizione delle storiche testate del Nordest”.

27 marzo 2023, CESSIONE DEL NORD EST. Gedi annuncia le offerte per i quotidiani veneti il Corriere delle Alpi, il Mattino di Padova, il Messaggero Veneto, la Nuova di Venezia e Mestre, Il Piccolo, la Tribuna di Treviso e Nordest Economia. Accordo formalizzato il 23 ottobre.

6 giugno 2023, CESSIONE DI MANTOVA. Offerta del Gruppo Athesis a Gedi per l’acquisto della Gazzetta di Mantova, il più antico giornale d’ìItalia, un tempo uno dei quotidiani più redditizi del gruppo L’Espresso-Finegil. Accordo formalizzato il 29 settembre.

dicembre 2023 – gennaio 2024, VOCI SU REPUBBLICA. Voci e articoli giornalistici sulle trattative per la cessione di Radio Capital e Radio Deejay. Le voci su Repubblica girano da almeno due anni.

febbraio 2024, TRATTATIVE SU PAVIA. Trattative in corso per la cessione della Provincia Pavese

27 marzo 2024, SECOLO XIX ADDIO. Gedi e il gruppo Msc raggiungono un’intesa preliminare per la cessione del Secolo XIX. Scanavino: “Gedi punterà ora su due obiettivi prioritari: cogliere tutte le potenzialità della transizione digitale in corso, nel pieno rispetto dell’identità delle sue testate la Repubblica e La Stampa, e al contempo sviluppare nuove iniziative e progetti di intrattenimento”.

Sarà così?

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