venerdì 4 Aprile 2025

C'è una crepa in ogni cosa. E' da li' che entra la luce (Leonard Cohen)

IL DISASTRO MADE IN USA / I dazi universali fanno cadere le Borse mondiali

Passata la notte (italiana), hanno cominciato a parlare i mercati. Un tremore diffuso  male allall’apertura delle principali Borse mondiali, come il boato del terremoto a venire. I dazi sono ormai sul tavolo, c’è solo da capire quanto le contrattazioni mondiali assorbiranno il colpo. Il governo italiano è in apprensione. Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi la task force che dovrebbe studiare le contromosse. Per la prima volta la presidente del Consiglio ha parlato dell’esigenza di reagire alla guerra commerciale proclamata da Trump. Entro il 15 aprile, comunque, l’Unione Europea applicherà i suoi contro-dazi che si preannunciano particolarmente pesanti per Washington.

I mercati hanno reagito male alle nuovd tariffe. I futures S&P 500, che consentono agli investitori di negoziare l’indice al di fuori del normale orario di negoziazione, hanno immediatamente perso il 3,3% del valore. E così i mercati asiatici, con gli indici di riferimento in calo di oltre il 3% in Giappone e di quasi il 2% a Hong Kong e in Corea del Sud.

Il settore tecnologico è il più colpito, i dazi sono una freccia nel suo centro nevralgico: la produzione in Cina e Taiwan, dove i dazi porteranno la nuova imposta totale a un allarmante 54% sulle importazioni, “il livello più alto in oltre un secolo”, dice alla Reuters Ben Wiltshire, analista del trading sui tassi globali di Citi.

Nelle contrattazioni after-hours si sono volatilizzati circa 760 miliardi di dollari di valore di mercato dei Magnificent Seven, i leader tecnologici. Le azioni Apple sono scese di quasi il 7%. Se, come detto, i futures sull’S&P 500 sono scesi del 3,3%, i futures sul FTSE sono scesi dell’1,8%, mentre quelli europei di quasi il 2%.

L’oro ha raggiunto un massimo storico di 3.160 dollari l’oncia, mentre il petrolio, indicatore della crescita globale, è crollato di oltre il 3%, portando i future sul Brent di riferimento a 72,56 dollari al barile.

Nelle prime contrattazioni a Tokyo, il Nikkei è sceso del 3,9%, al minimo degli ultimi otto mesi. I rendimenti dei titoli del Tesoro a 10 anni sono crollati di 14 punti base, attestandosi al minimo degli ultimi cinque mesi. Il Kospi della Corea del Sud è sceso del 2%. L’ETF vietnamita di Van Eck è sceso di oltre l’8% nelle contrattazioni after-hours. Le azioni australiane sono scese del 2%. I mercati di Taiwan sono rimasti chiusi per festività.

All’apertura dei mercati europei il trend è lo stesso: l’indice paneuropeo Stoxx 600 è sceso dell’1,5% raggiungendo il livello più basso degli ultimi due mesi. L’indice tedesco DAX è sceso di quasi il 2,5% a Francoforte, mentre a Parigi il CAC 40 è sceso del 2,2% e l’ IBEX spagnolo ha perso l’1,5%. A Londra l’indice FTSE 100 delle azioni blue chip è crollato di quasi l’1,5% all’inizio delle contrattazioni, in calo di 125 punti, attestandosi a 8.481 punti. Tra i maggiori cali figurano le società minerarie come Anglo American (-4,7%) e Antofagasta (-4,6%), insieme a banche come Barclays (-4,1%) e HSBC (-3,5%).

Sebbene ampiamente annunciata (ma non nella sua sostanza) la mossa di Trump ha evidentemente sorpreso l’economia, e gli analisti stanno ancora cercando di raccapezzarsi nelle tabelle del Presidente americano, cercando di capire come siano state ricavate quelle cifre, su che basi. “Penso che i numeri siano incredibilmente alti rispetto a quanto la gente si aspettasse e per molti versi è inspiegabile”, ha affermato Peter Tchir, responsabile della strategia macro della Academy Securities, al New York Times: “Penso che sia un disastro”.

“Trump sta andando in guerra con tutti”, ha detto Andrew Brenner, responsabile del reddito fisso internazionale presso National Alliance Securities: “È ridicolo. Non mostra alcuna comprensione di ciò che sta facendo agli altri Paesi. E danneggerà gli Stati Uniti”.

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