giovedì 3 Aprile 2025

C'è una crepa in ogni cosa. E' da li' che entra la luce (Leonard Cohen)

UN’ALTRA STUDENTESSA UCCISA / Il corpo rinchiuso dall’ex fidanzato in una valigia / Da gennaio 9 femminicidi

 Ilaria Sula è stata uccisa: nessun lieto fine, purtroppo, per la giovane di 22 anni della quale si erano perse le tracce a Roma dal 25 marzo. La ragazza è stata trovata morta questa mattina, dopo una settimana di ricerche: il suo corpo era all’interno di una grande valigia che è stata trovata oggi all’alba in un dirupo nel bosco nel Comune di Poli, a circa 40 chilometri a sud-est della capitale.

L’ex fidanzato ha fatto ritrovare il corpo in una valigia e il telefonino. Ora è accusato di averla accoltellata a morte. Ha confessato l’omicidio al pubblico ministero e alla polizia, e di aver gettato il telefono in un tombino. E’ stato incastrato dai tabulati telefonici.

Ilaria Sula, originaria di Terni, studiava alla triennale di Statistica all’università di Roma La Sapienza e viveva nel quartiere Furio Camillo, a Roma. Gli investigatori stanno interrogando l’ex fidanzato della ragazza, un giovane filippino con cui era da poco finita una relazione. È in stato di fermo con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Non è ancora chiaro se sia stato lui a indicare alla Polizia dove si trovava il corpo di Ilaria. Sempre questa mattina ci sarebbero anche in corso accertamenti in un appartamento in via Homs, nel quartiere Africano, dove la ragazza avrebbe fatto un passaggio.

Stando alle prime indiscrezioni, la studentessa sarebbe stata uccisa a coltellate. Repubblica scrive che il ragazzo filippino, dopo averla uccisa, aveva continuato a usare il cellulare di Ilaria per far credere che fosse viva. Aveva risposto ad alcuni messaggi e aveva perfino postato delle storie sui profili social. La sera del 25 marzo, giorno della sua scomparsa, era uscita di casa alle 21.30 e non aveva più risposto ai messaggi delle coinquiline. “Non ci abbiamo visto nulla di strano. Però da allora non l’abbiamo più vista né sentita”, hanno detto le amiche.

L’UCCISIONE DI SARA A MESSINA

La scoperta dell’ennesimo femminicidio porta subito alla mente l’uccisione di un’altra studendessa, a Messina: Sara Campanella, 22 anni, perseguiita da un coetenao che si era invaghito di lei e che è stata  uccisa in strada colpita più volte con una coltello.

Il malato mi segue“: è il messaggio che Sara Campanella aveva inviato a un’amica poco prima di essere uccisa due giorni fa da Stefano Argentino, il ragazzo di 27 anni che da circa due anni continuava a scriverle e cercare di incontrarla perchè invaghito di lei. Ha ucciso Sara, in strada, accoltellandola con due colpi mortali (uno alla gola), dopo averla seguita e poi si è allontanato in auto: lei, 22 anni, era da poco uscita dal Policlinico di Messina dove sta svolgendo un tirocinio e stava andando a prendere l’autobus. In quel tratto di strada, Sara Campanella avrebbe mandato questo messaggio ad un’amica e collega. Lo chiama “il malato” perchè, a quanto ricostruito, erano due anni che la ragazza era tormentata da questa persona, che era insistente e molesto, nonostante la vittima gli avesse chiaramente detto che non voleva stare con lui. E questo è proprio il motivo per cui l’ha uccisa. Sara Campanella ne aveva parlato con le amiche e colleghe di tirocinio. Non aveva però mai pensato di denunciarlo, forse non pensando che fosse pericoloso o che avrebbe mai potuto diventare violento.

Sara, che si era accorta di essere seguita, ha avuto una discussione animata con il suo assassino prima di essere uccisa. Lo ha raccontato una testimone che si trovava alla fermata dell’autobus. Ha parlato di urla e detto che Sara anche urlato a Stefano Argentino “Basta, lasciami stare“. La testimone ha raccontato di aver visto la 22enne scappare in preda al panico, correndo piegata su se stessa per il dolore dei colpi ricevuti. La testimone ha visto anche Argentino con il coltello in mano e lo ha poi visto correre via, su un’auto. Mentre Sara era ormai a terra e perdeva tanto sangue. Portata di corsa in ospedale, è morta lì poco dopo l’emorragia troppo forte.

Il killer, intanto, era andato a nascondersi nel b&b che la sua famiglia gestiscono a Noto, in provincia di Siracusa. Gli inquirenti sono convinti che sia stato aiutato da qualcuno nella fuga. Questa mattina il giovane sarà interrogato nel carcere di Gazzi di Messina. Quasi certamente resterà in silenzio. Tifoso della Juve e con la passione per le moto, Stefano Argentino è stata descritto come un giovane riservato e schivo. Ha un fratello maggiore. Nel decreto di fermo, il pubblico ministero ha parlato di “una pericolosità non comune” e scritto che ha agito con “efferatezza e crudeltà”. A lui la Polizia è arrivata grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza, oltre che alle testimonianze.

 LA TRAGICA SCIA DI VIOLENZE SULLE DONNE

A pochissimi giorni del terribile femminicidio di Sara Campanella arriva un’altra storia drammatica: Ilaria Sula, di cui si erano perse le tracce otto giorni fa a Roma, è stata uccisa (pare) dall’ex fidanzato. Un’altra ragazza giovane a cui è stata tolta la vita, un altro femminicidio in un Italia in cui la violenza sulle donne continua purtroppo a consegnarci storie terribili con una frequenza allarmante.

In tre mesi, da gennaio 2025, i femminicidi sono stati già 9. E, drammaticamente, in pressoché tutti i casi si è trattato o del compagno, o del marito o di un ex fidanzato lasciato. Fa eccezione la storia di Sara Campanella, uccisa due giorni fa a Messina, da un giovane che si era invaghito di lei e la tormentava insistentemente nonostante i suoi netti rifiuti. Ecco i tragici casi da gennaio ricostruiti dall’Agenzia Dire

Eliza Stefania Feru, uccisa il 5 gennaio dal compagno che poi si è suicidato. Le ha sparato e poi si è sparato con la stessa arma.

Maria Porumbesco, uccisa il 14 gennaio dal marito che poi si è suicidato. Le ha sparato con un fucile da caccia e poi con lo stesso si è ucciso.
Jhoanna Nataly Quintanilla Valle, uccisa il 25 gennaio dal compagno che poi ha confessato. È stata strangolata, il compagno ha parlato di un gioco erotico finito male ma gli inquirenti non credono alla sua versione.
Eleonora Guidi, uccisa l’8 febbraio. Sotto accusa c’è il compagno che ora è custodia cautelare agli arresti domiciliari. È stata uccisa con 20 coltellate, il compagno si era gettato dalla finestra dopo l’aggressione forse nel tentativo di suicidarsi.
Sabrina Baldini Paleni, uccisa il 14 marzo dal compagno che l’ha strangolata.
Ruslana Chornenka, uccisa il 21 marzo dal marito che dopo si è impiccato in bagno. È stata trovata dalla figlia di 17 anni, stesa a terra in casa, il marito la avrebbe uccisa con un colpo dato forse con un attrezzo da lavoro.
Ilaria Sula, uccisa il 25 marzo (e trovata dentro una valigia in un dirupo il 2 aprile). L’omicidio sarebbe avvenuto a coltellate, gli inquirenti hanno fermato l’ex fidanzato.
Laura Papadia, uccisa il 26 marzo dal marito che l’ha soffocata. Dopo ha avvisato l’ex moglie di ciò che aveva fatto e minacciato di suicidarsi. Ora è in carcere.
Sara Campanella, uccisa il 31 marzo a coltellate da un collega di università invaghito di lei che la tormentava da molto tempo.

Nel 2024, i femminicidi in Italia sono stati 34 e nel 2023 furono 43. Il 2023 è l’anno in cui l’uccisione di Giulia Tramontano prima (accoltellata il 27 maggio 2023 incinta al settimo mese dal suo compagno Alessandro Impagnatiello condannato all’ergastolo in primo grado) e Giulia Cecchettin poi (uccisa l’11 novembre 2023 dall’ex Filippo Turetta, condannato all’ergastolo in primo grado) che non aveva accettato la fine della loro storia e l’ha uccisa prima che potesse laurearsi) hanno portato in Italia una sorta di risveglio delle coscienze e ‘rivolta’ contro il fenomeno della violenza sulle donne, i femminicidi e contro una cultura e una società ancora troppo intrise di maschilismo.
Del tema si parlava da anni, ma l’ondata di coinvolgimento provocato da questi due femminicidi, in particolare quello di Giulia Cecchetin che ha visto la sorella Elena, a poche ore dal ritrovamento del corpo, scagliarsi contro il “patriarcato e una cultura dominante ancora troppo improntata alla supremazia dell’uomo sulla donna, hanno fatto muovere le acque e dato il via a campagne di sensibilizzazione, riflessioni, incontri. E soprattutto hanno portato la politica a interrogarsi davvero sulla necessità di lavorare all’educazione affettiva fin dalle scuole e fin dalla tenera età. C’è fermento, l’impressione è che si stia muovendo qualcosa. Nell’attesa però che questi progetti partano una volta per tutte e in modo serio, e che avvengano cambiamenti reali (per cui ci vorranno anni e anni), purtroppo in Italia la scia dei femminicidi non si è fermata.

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